Come organizzare una serata chitarra e canzoni
Spazio, luci, tonalità giuste e capotasto, una scaletta che cresce e chi non canta che si unisce: la guida pratica a una serata chitarra e canzoni.
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Per organizzare una bella serata chitarra e canzoni bastano poche cose: un posto dove ci si vede in faccia, una luce bassa ma sufficiente, tonalità comode per voci non allenate e una scaletta che parte facile, sale e poi si spegne piano. Il resto lo fanno gli amici. Io suono in queste serate da anni, in salotto, in terrazza e intorno al falò in spiaggia, e qui metto quello che ho imparato sbagliando.
Lo spazio e la luce
La regola più importante è il cerchio. Se le persone sono sedute in fila davanti a te, diventa un concerto e loro diventano pubblico. Se sono in cerchio, diventa una serata in cui si canta insieme. Sposta il divano, prendi i cuscini, usa il pavimento. Sulla sabbia il cerchio viene da sé intorno al fuoco.
Mettiti in un punto da cui tutti ti vedono le mani e la faccia. Chi non conosce bene una canzone guarda te per capire quando entra il ritornello.
Per la luce: niente lampadario a piena potenza, ma nemmeno il buio totale. Una lampada da terra, qualche candela, le lucine del balcone. Devi vedere la tastiera e la gente deve riuscire a leggere, se legge le parole da qualche parte.
Orari, cibo e bere
Dai un orario d'inizio, ma non attaccare a suonare appena arrivano i primi. Lascia mezz'ora per salutarsi e mangiare qualcosa.
Il cibo deve stare in una mano sola: pizzette, focaccia, taralli, qualcosa da sgranocchiare. Niente che richieda coltello e forchetta mentre si canta.
Acqua sempre a portata, per te e per chi canta. Con il vino si canta più volentieri, ma dopo un po' anche peggio: tienine conto quando metti in scaletta i pezzi più difficili.
In casa avvisa i vicini o, meglio ancora, invitali. Al mare informati prima se il falò è permesso e porta un secchio d'acqua.
Tonalità e capotasto: far cantare tutti
Il motivo numero uno per cui la gente smette di cantare è che la canzone è troppo alta o troppo bassa. Molte versioni che giravano sui quaderni dei campeggi sono pensate per la voce di chi le ha scritte, non per un gruppo misto.
Qualche principio generale:
La maggior parte delle voci non allenate si trova bene in un registro medio. Evita le note molto acute nel ritornello, perché è proprio lì che tutti cantano più forte.
Se senti che le persone si sforzano, o vedi qualcuno che smette proprio sulle note alte, abbassa la tonalità. Meglio un tono sotto e tutti dentro che l'originale cantato da tre.
Se invece la canzone è troppo bassa e si borbotta, il capotasto ti salva. Lo sposti di uno o due tasti e la canzone sale senza cambiare le forme degli accordi che conosci.
Prova le tonalità a casa, prima della serata, cantando tu stesso a voce normale, non da cantante.
Per capire dove mettere il capotasto mantenendo le posizioni che sai suonare, una tabella del capotasto ti risparmia i conti. Se vuoi spostare un pezzo in un'altra tonalità e riscriverti gli accordi, usa il traspositore. E accorda la chitarra prima che arrivino gli ospiti: nessuno ama aspettare cinque minuti di «un attimo, sistemo il mi».
Una scaletta che cresce
Una serata riuscita ha una forma. Non serve una scaletta rigida, ma serve un'idea di dove si va.
Il riscaldamento. Si comincia con canzoni che conoscono davvero tutti, semplici e dal ritmo tranquillo. Le classiche canzoni da falò, quelle che si imparano da ragazzi ai campi scout o in gita, funzionano benissimo: pochi accordi, ritornello facile, nessuna sorpresa.
Il cuore della serata. Quando le voci si sono sciolte arrivano i pezzi che fanno cantare a squarciagola: le canzoni d'estate, i successi che tutti sanno a memoria, i ritornelli da urlare insieme. Qui metti i pezzi con più energia e alterna veloce e medio, così nessuno si stanca.
La parte tarda. Verso la fine la serata cambia da sola. Le persone si appoggiano, parlano meno. È il momento dei cantautori, delle ballate, dei canti popolari e di montagna, delle canzoni napoletane antiche cantate piano. Brani dove le parole contano più del ritmo.
Tieni sempre due o tre pezzi di riserva per ogni fase. Se una canzone non prende, la chiudi dopo una strofa e passi a un'altra senza drammi. E se qualcuno chiede un brano che non sai, va bene dirlo: è meglio un «quella non la so, ma ti faccio questa» che una versione inventata a metà.
Coinvolgere chi «non sa cantare»
In ogni gruppo c'è chi dice di essere stonato e si siede un po' indietro. Il mio obiettivo è che a fine serata abbia cantato almeno un ritornello senza accorgersene.
Dai qualcosa in mano. Un tamburello, un uovo shaker, anche una scatola di riso o una bottiglia con dentro dei sassolini. Chi suona un ritmo si sente parte del gruppo anche se non apre bocca.
Il battito di mani. Su un pezzo ritmato chiedi a tutti di tenere il tempo. È il modo più semplice per far entrare chi è timido.
Punta sui ritornelli. Le strofe le canti tu, il ritornello lo cantano tutti. Annuncialo con lo sguardo o con un cenno della testa la prima volta, e la seconda volta succede da solo.
Le parole visibili per tutti. Molti non cantano semplicemente perché non ricordano il testo dopo la prima riga. Un quaderno che passa di mano in mano, i fogli stampati o le parole sul telefono di ognuno cambiano tutto.
Mai mettere qualcuno in imbarazzo. Non chiedere a una persona di cantare da sola, non fare battute su chi è stonato. Nel coro nessuno si sente giudicato, ed è quello che deve restare.
Più chitarre nella stessa serata
Spesso arriva qualcun altro con la chitarra, e questa è una fortuna. Due regole bastano per non pestarsi i piedi.
La prima è fare a turni. Ognuno suona due o tre pezzi, poi passa. Così ogni chitarrista porta il suo repertorio e il ritmo della serata cambia, il che tiene sveglia la gente. Decidete l'ordine all'inizio e tenete una lista condivisa delle canzoni, anche solo su un foglio, per non suonare lo stesso pezzo due volte.
La seconda è non suonare in due sopra la stessa canzone se non vi siete messi d'accordo su tonalità e capotasto. Se volete suonare insieme, uno tiene gli accordi base e l'altro mette il capotasto più in alto e fa le stesse armonie in un'altra posizione: si sente bene e non si confonde. Se ti serve ripassare come si chiamano e come si legano le tonalità tra loro, c'è il circolo delle quinte.
La serata con Kantamigo
Ho costruito Kantamigo proprio per queste serate. Le canzoni stanno nel mio canzoniere privato, incollate o scritte da me. Quando la serata parte apro una sessione e metto il codice QR sul tavolo: chi lo inquadra entra con il telefono, senza registrarsi, e vede le parole scorrere insieme a me mentre canto.
Gli amici possono proporre le canzoni e votare la prossima, così la scaletta si costruisce da sola e io vedo cosa vuole la stanza. Se c'è un altro chitarrista, condividiamo la stessa coda e ci diamo il cambio. Le parole arrivano sempre nella tonalità e con il capotasto che uso io, e se c'è una TV posso mostrare il testo in grande per tutti.
La prossima serata chitarra, con i testi su ogni telefono
Incolla le tue canzoni, apri una sessione e fai entrare gli amici con un codice QR.
Chiudere bene
Una serata finisce bene quando la chiudi un po' prima che la gente si stanchi. Annuncia l'ultima canzone, sceglila calma e conosciuta, e lascia che sia il gruppo a cantare l'ultimo ritornello con la chitarra quasi in sottofondo.
Poi metti via la chitarra. Se la lasci in giro, qualcuno ti chiederà «ancora una» per un'altra ora, e la magia si diluisce. Meglio salutarsi con la voglia di rifarlo. E la prossima volta saprai già quali pezzi hanno fatto cantare tutti e quali tenere nel cassetto.